Ho sempre avuto bisogno
di capire cosa c'è dietro

Poteva essere una persona, una canzone, una macchina o una legge della fisica; non faceva molta differenza.

Mi interessava quello che non riuscivo ancora a vedere.

/ parole

Prima sono arrivate le parole

Da adolescente scrivevo poesie, ascoltavo heavy metal e indossavo magliette sdrucite delle band che amavo. Ero un teenager maledetto piuttosto diligente.

Poi le poesie sono diventate canzoni.

Dai diciotto anni, e per buona parte della mia vita adulta, ho scritto e suonato musica originale con diverse band.

Le parole avevano smesso di appartenere soltanto a me: avevano incontrato musica, voci, idee diverse dalle mie.

Avevano cominciato a cambiare.

Ho iniziato a scrivere per LARP, prima come narratore in realtà locali e nazionali, poi per dieci anni come Custode del Clavisomni (si apre in una nuova scheda), costruendo storie horror e investigative in mondi lovecraftiani.

Scrivere per qualcuno che dovrà vivere una storia è strano, puoi costruire personaggi, luoghi e possibilità, ma a un certo punto devi lasciare la porta aperta e permettere ad altri di entrare; da quel momento quel mondo non è più soltanto tuo.

Molti anni dopo ho chiuso quella porta per aprirne un'altra: Gli Eredi di Yggdrasill, il mio primo romanzo. Oggi quella storia è terminata e sta per cominciare il suo viaggio alla ricerca di un editore.

Io, nel frattempo, ho già cominciato a esplorare Hóros.

Mentre scrivevo, suonavo e costruivo mondi, cercavo di capire quello in cui vivevo: la fisica e la scienza mi hanno affascinato da sempre. Ho studiato ingegneria nucleare e la tecnologia è diventata il territorio in cui ho costruito la mia vita professionale.

Mi interessa sapere come funzionano le cose, ma soprattutto cosa possiamo farne quando impariamo a guardarle in modo diverso.

Forse è per questo che, dall'altra parte, mi ha sempre affascinato la psicologia, perché anche le persone sono mondi da comprendere.

Conoscerle, ascoltarle e cercare di capire cosa si muove dietro ciò che mostrano mi ha insegnato molto sugli altri; e, inevitabilmente, anche su di me.

Mi ha aiutato ad attraversare i miei traumi, riconoscere parti di me che non comprendevo e accettare che conoscersi non significhi arrivare a una risposta definitiva, ma continuare a cambiare.

/ persone

Poi le persone sono diventate una community

Sono arrivato a PyCon Italia (si apre in una nuova scheda) quasi per caso, attraverso il mio lavoro in Develer (si apre in una nuova scheda).

Quando Develer ha progressivamente lasciato l'organizzazione, io sono rimasto.

Dopo gli anni di EuroPython (si apre in una nuova scheda), la community italiana si era dispersa; PyCon Italia doveva ripartire, ma prima ancora di ricostruire una conferenza bisognava ricostruire la fiducia delle persone.

Così ho ricominciato da loro, una alla volta, dando spazio, responsabilità, fiducia e permettendo a ciascuno di riconoscere come proprio un pezzo di quello che stavamo costruendo.

Nel 2014 eravamo circa 180, staff compreso, e oggi PyCon Italia accoglie circa mille partecipanti da tutto il mondo.

I numeri sono cresciuti, ma quello che mi interessa ancora è ciò che li ha fatti crescere: le persone.

Matteo parla al microfono durante PyCon Italia, indossando la maglietta dello staff.

E qualche volta il percorso torna indietro a parlarti

A EuroPython, a Cracovia, mi sono ritrovato intorno a un tavolo con altri organizzatori.

C'erano problemi da risolvere, dubbi, community molto diverse fra loro, e io avevo anni di errori, tentativi, eventi, persone e cose imparate lungo la strada.

Abbiamo cominciato a parlarne, ed è successo qualcosa di molto semplice: quello che avevo imparato poteva essere utile a qualcun altro. È stato quello il momento in cui ho capito quanto mi piacesse farlo.

Non dare risposte,
ma aiutare qualcuno a trovarne di proprie.

Oggi continuo a costruire. Ho trascorso molti anni in Develer, entrando quando eravamo una ventina di persone e attraversando ruoli e responsabilità molto diversi, fino all'account management di prodotti tecnologici.

Oggi lavoro con FastAPI (si apre in una nuova scheda), dove community, tecnologia ed eventi sono diventati parte dello stesso lavoro.

Continuo a organizzare, fare mentoring, cantare e scrivere.

Non sono mai riuscito a tracciare confini molto netti tra queste cose.
A questo punto, non sono più sicuro che mi interessi farlo.